Recensioni
Hanno parlato di ques’opera:
- Beniamino Placido su “La Repubblica” del 12 Novembre 2000
- Giovanni Filoramo su “Il Corriere della Sera” del 31 gennaio 2001
- Luciano Franceschetti su “L’Ateo”, n.18, 2/2001
1 - Beniamino Placido
CRISTIANESIMO QUANTO SEI CRUDELE
Uno studioso tedesco scrive una curiosa storia criminale della religione
Ne avevamo sentito parlare. Ne avevamo letto qualche recensione – fra interessata ed allarmata – di questa
KriminalgeschichtedesChristentum (che significa: “Storia criminale del Cristianesimo”), ma non avevamo mai fatto nulla per leggere qualcuno dei numerosi volumi che la compongono (pare che saranno dieci, alla fine).
Adesso però che è stato tradotto, a cura di Carlo Pauer Modesti, il primo volume dalle Edizioni Ariele di Milano (pagg. 479, lire 38.000), non possiamo continuare ad ignorarlo, questo libro “scandaloso” ed interessante.
Ma non possiamo sottrarci all’obbligo di fornire all’eventuale lettore qualche indicazione di metodo su come leggerlo. Prima indicazione di lettura: cominciare dalla fine; dall’ultimo capitolo che reca il titolo“Il Dottore della Chiesa Agostino (354-430)”. Perché Agostino di Ippona un po’ lo conosciamo tutti, e tutti almeno un po’ lo stimiamo. Qualche pagina delle Confessioni o del De Civitate Dei o del Trattato sulla Trinità (De Trinitate: specie il libro X che contiene una delle analisi più fini che mai siano state fatte del nostro rapporto con l’“altro”, che nasce – come tante delle cose che facciamo – dalla solita nostra “cupido dominandi”) ci pare di averla letta e di ricordarla.
Questo studioso tedesco KarlheinzDeschner, autore del libro che abbiamo davanti sul carattere “criminale” della storia cristiana tutta, definisce invece Agostino “un uomo dotato, versatile ma superficiale... La sua educazione rimase incompleta e non si elevò al di sopra dei modesti standard della cultura del tempo... La sua produzione lascia trasparire un livello culturale non superiore a quello del provinciale medio del Tardo Impero... Le doti intellettuali di Agostino sono sopravvalutate, soprattutto da parte cattolica... Agostino fu, in realtà, un mostro di superficialità...”.
Naturalmente ci dispiace sentir parlare (e scrivere) in questo modo di un uomo come Agostino; e non abbiamo nessuna voglia di leggere tutte le sue opere minori e minime (non basterebbe una vita) per controllare se le accuse di KarlheinzDeschner abbiano un fondamento, e quale (comunque “Immense Augustin”scrive l’ultimo numero di Le Monde desLivres per titolare una pagina intera del suo ultimissimo numero a lui dedicata).
Seconda indicazione di lettura: prima della prima pagina è stampata come epigrafe una citazione di Gaetano Salvemini, lo storico accanitamente laico, accanitamente anticlericale che conosciamo (“...ma se avrò un solo momento di vita nell’Italia liberata dai goti, quest’ultimo momento di vita voglio dedicarlo come individuo libero alla lotta contro la fede cattolica...”).
Citazione certamente esatta e rappresentativa, ma che ci ha fatto tornare in mente un’altra espressione che a Salvemini era molto cara. L’espressione scherzosa “Sapevamcelo” opposta a qualche verboso, noioso interlocutore che insisteva nello sciorinare davanti a lui delle cose assolutamente ovvie.
Nelle prime quattrocento pagine di questo libro si parla di fatti, delle battaglie e delle crudeltà presenti nell’Antico Testamento, nonché di tutte le altre battaglie e di tutte le crudeltà di cui i cristiani si resero responsabili (o corresponsabili) nell’implacabile lotta contro i pagani, contro gli eretici, ed anche contro gli ebrei.
“Sapevamcelo”; e sull’atteggiamento ambiguo, contraddittorio dei cristiani nei confronti della guerra avevamo anche a suo tempo segnalato qualche altro libro (che come Christians and the military. The earlyexperience, scritto nel 1985 da tre teologi cattolici).
“Sapevamcelo”, dunque. Ma sapevamo anche – e tuttora sappiamo – che il Cristianesimo ha sempre espresso una straordinaria capacità di cambiare, in rapporto ai tempi, tenendo fede (e giustamente) solo ad alcuni princìpi essenziali. Quindi deve molto, il Cristianesimo di oggi – e talvolta lo riconosce persino – alla modernità, all’Illuminismo e persino a Voltaire o a Gaetano Salvemini, che potrebbero essere beatificati, un giorno o l'altro.
Quindi, buona parte degli errori e delle manchevolezze della Chiesa del passato, sono imputabili ai laici del tempo: che non l’hanno contrastata e corretta con efficacia. Così come i laici di oggi, se consentono in silenzio che la Chiesa scomunichi l’hamburger e i McDonald’s, si rendono responsabili dell’eventuale ma non improbabile persecuzione che domani, dopodomani la Chiesa contro i Fast-Food potrebbe scatenare (nella Storia, non si sa mai).
Questo è quello che i laici possono, debbono fare.
Oltre a leggere pazientemente questa Storia criminale che dei crimini commessi nel passato in nome della religione presenta un elenco fastidioso, ma pressoché completo.
Fastidioso perché completo.
2–Giovanni Filoramo
SE LA VIOLENZA SI CONIUGA COL SACRO
Il cristianesimo di Deschner
La crisi dello Stato laico, testimoniata in particolare dal tentativo di riconquista della sfera pubblica attualmente in atto, oltre che da parte dei vari fondamentalismi, anche da parte di gerarchie e rappresentanti delle fedi monoteistiche, invita a ripensare il complesso intreccio tra politica e religione così come si è venuto configurando nella nostra tradizione culturale influenzata profondamente dal cristianesimo. Ora, una caratteristica essenziale di questo intreccio è la parte non secondaria che vi ha recitato la violenza religiosa: una violenza presente, certo, in dosi varie, nelle più differenti tradizioni religiose, ma che alligna in modo particolare alla base del grande tronco dei monoteismi abramitici e che, a partire dalla fine del IV secolo, quando il cristianesimo divenne religione di Stato, è diventata una componente fisiologica della storia cristiana. Già gli illuministi, da Voltaire a Gibbon, avevano provato a rileggere questa storia come una sorta di croniquescandaleuse. La via così aperta è stata in seguito percorsa sia da chi voleva écrasez l’infâme sia da chi cercava di separare la zizzania dal grano, sforzandosi di separare il messaggio di Gesù, visto come pacifico e aperto verso tutti gli uomini di buona volontà, dagli utilizzi politici e violenti che ne avrebbero fatto le più diverse chiese.
Il tentativo più recente in questa direzione è quello dello storico tedesco KarlheizDeschner con la sua monumentale Storia criminale del Cristianesimo (prevista in dieci volumi: ne sono stati pubblicati sei, fino al XII sec.), di cui esce ora in italiano la traduzione del primo volume, che arriva ad Agostino (Tomo I: l’età arcaica, Ariele Edizioni, Milano, pagine 480), lire 38.000). Si tratta di una tipica storia di parte, fondata in genere su di una solida conoscenza delle fonti e della bibliografia, messa al servizio dello scopo, perseguito con maniacale ossessività e tenacia, di smascherare la «vera» natura del cristianesimo e della Chiesa cattolica (da cui l’autore, nato nel 1924, è uscito in età matura, spiegandone i motivi in uno scritto violentemente polemico pubblicato nel 1970): una religione essenzialmente violenta, la cui intolleranza ha radici bibliche nel «Dio tirannico e sanguinario dell’Antico testamento», ma che, a sua volta, a cominciare dalla persecuzione degli eretici, avrebbe recato un contributo decisivo al sorgere dell’intolleranza religiosa tardoantica.
Quella del Deschner è una storia a senso unico: chi ama le rappresentazioni di tipo manicheo, dove vi è posto soltanto per le ombre e non per le luci, troverà qui di che soddisfare il proprio palato. Avvocato accusatore implacabile e infaticabile del cristiansimo, Deschner non si stanca di accumulare prove dei suoi misfatti e crimini allo scopo di dimostrare che unicamente nel nome del Dio cristiano «si sono commessi certi crimini, anzi, i più grandi misfatti della storia». In questa galleria degli orrori non manca nessuno, dall’Ambrogio che perseguita gli ebrei all’Agostino che perseguita i donatisti e fonda teologicamente la concezione della «guerra giusta»: due figure di grandi vescovi che in modi diversi testimoniano di quella trasformazione della Chiesa da perseguitata in persecutrice con l’appoggio del potere politico, che è al centro dell’attenzione di Deschner.Al di là di parzialità e deformazioni, anche ingenue, inevitabili in questo tipo di storia a tesi, egli coglie un tema di fondo, su cui in anni recenti diversi storici del tardoantico sono tornati a riflettere. Il messaggio cristiano delle origini non è riconducibile a un unico denominatore: è un messaggio cristiano complesso in cui, accanto all’annuncio di amore e alla nobiltà etica del «Discorso della montagna», che ha alimentato le riflessioni di tutti i pacifisti moderni, esiste una vena «eristica» e cioè polemica, un dato potenziale di intolleranza, destinato a prendere progressivamente corpo nel corso dei primi secoli e che ruota intorno a un dato nuovo: il possesso della «verità» rivelata.
Peccato che Deschner tratti tutto il problema, decisivo, delle origini ancora una volta a senso unico, impedendosi e impedendo al lettore di cogliere quella compresenza di molteplici fattori che, sola, aiuta a spiegare le fortune successive del cristianesimo. Gli va riconosciuto, dunque, il merito di aver ricordato come, nella storia delle violenze perpetrate dalla Chiesa antica si celi, in realtà, un nodo che continua a proiettare la sua ombra minacciosa: quella della violenza che entra in scena all’ombra del sacro.
3–Luciano Franceschetti
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO di KarlheizDeschner
Dopo «Il gallo cantò ancora»e «La croce della chiesa», esce ora in italiano il primo volume della grandiosa «Storia criminale del cristianesimo», tracciata in 10 volumi dal grande storico e critico tedesco.
Storia criminale o storia dei crimini del cristianesimo? Lessicale la sottigliezza, identica la sostanza. Certo fa pensare quasi ad un giallo quel perentorio aggettivo nel titolo italiano di questa monumentale Kriminalgeschichte, se non fosse che qui si sa perfettamente, fin dall’inizio della trama, chi sono assassini e mandanti. In realtà, non è con la data convenzionale della nascita di Gesù (incerta d’altronde come tutto quanto lo riguarda), e non è neppure con la sua morte che la neonata setta orientale intraprende la sua trionfale, quasi bimillenaria carriera per delinquere. Come tale, nella realtà la «creatura» paolina si farà notare solo più tardi. Intanto, muovendo i primi passi, tradisce subito la sua perversa «vocazione» nella psicopatia del convertito Paolo, fino a palesare il suo ruolo di killer politico tre secoli dopo, con Costantino e Teodosio, quando l’organizzazione vincente si fa piovra e Stato, fagocitando gli estremi brandelli dell’impero romano.
In verità, solo vetusti e tenaci stereotipi scolastici impediscono a noi, in questa fine secolo XX, di percepire rettamente – nei suoi caratteri di mafia ante litteram– questa schiacciante protagonista della storia dell’Occidente: l’ideologia cristiano-paolina, che lascia intuire fin dagli esordi la sua misantropica essenza. Questa compulsione criminogena, immanente nei suoi cromosomi, emerge infatti con contorni sempre più netti durante quei secoli che il Tomo Primo dell’opera di Deschner definisce «l’età arcaica» della nascente religione; come recita il sottotitolo, «dalle origini nell’Antico Testamento fino alla morte di Agostino (430)».
Prima di affrontare una lettura così impegnativa, mette conto di riflettere sull’ampia Introduzione generale (pp.25-70) in cui Deschner analizza e discute «i temi, i metodi, la questione dell’obiettivitàed i problemi generali attinenti ogni ricerca storiografica». Una tematica questa che appassiona da sempre i cultori di teoria della storiografia; ma anche il lettore consapevole (e di lungo corso) non può non meditare sui capisaldi metodologici a fondamento di una Storia di così vasto respiro, che si snoda per 10 volumi, di cui esce ora in Germania il settimo. In questo prologo programmatico – quasi ad esorcizzare la marea di opere apologetiche, agiografiche e celebrative di ogni tempo, lingua e paese, di stampo non solo ecclesiastico – l’autore rivendica il diritto, suo proprio e insieme di ogni storico indipendente, alla vituperata ma sofferta soggettività nell’interpretazione storica, difende l’atteggiamento dichiaratamente fazioso e «partigiano» di una necessaria stacciatuta di giudizi più o meno convenzionali e ufficiali, legittimendo il dovere di formulare giudizi di valore che lo storico non può e non deve camuffare, utilizzando le più disparate e scaltrite discipline ausiliarie. L’obiettivo della ricerca è abbattere tutte le falsificazioni (non solo la famigerata falsa donazione di Costantino), svelando le menzogne ufficializzate nella tradizione e da sempre giustificate grazie al pretestuoso «spirito dell’epoca». Circolano troppi stereotipi pseudoculturali, si perpetuano inveterati e vacui «medaglioni» scolastici (si pensi per esempio all’infantile glorificazione di Carlo magno, considerato ancora un eroe per le scuole) assolutamente inaccettabili per la scienza e la coscienza del nostro tempo.
E tutto, quando si parla di monoteismi, incomincia con l’Antico Testamento. Lo scenario è quello del vicino Oriente, con un pugno di nomadi tribù giudaiche. Le cui peregrinazioni, col miraggio della «terra promessa», ci sono narrate da superstiziosi veggenti (profeti) nelle loro farneticazioni, dominate dal «furore del Signore», aliasElohim/Jahweh/Jehowa: una sequela di eventi grondanti di «guerre sante», di profezie di vendette e stermini scanditi da tribali, barbariche scelleratezze. A seguire, ecco la «buona novella», sedicente rivoluzionaria, del Testamento detto Nuovo, districato dalla giungla di innumerevoli vangeli apocrifi da quattro evangelisti detti sinottici. Ma si sa: quanto èconvenzionale la nascita delMessia ebraico, tanto eterogenee e ambigue sono le radici del messianismo biblico. Fra tante affabulazioni, di credibile e verosimile ci sono soltanto le testimonianze d’incessanti rappresaglie scatenate in nome del «buon Dio», di guerre per il «denaro sacro»; ed inoltre l’antisemitismo viscerale dei primi santoni e teologi, la demonizzazione di «infedeli» ad opera di ortodossi e, ancora, la diffamazione delle donne, della cultura e della religione pagana, retoriche apoteosi di pace, amore e «sangue di martiri», persecuzioni di «infedeli»: infamie e veleni di ordinaria somministrazione. Angosciati e increduli, leggiamo fatti inauditi di pervertimenti morali e sociali, tutti puntualmente documentati (peccato solo che le fonti il lettore se le debba cercare in fondo ai capitoli, anziché a piè di pagina).
Con Costantino, primo imperatore cristiano, si aprono dunque 17 secoli di storia di una chiesa sposata, davvero indissolubilmente, al potere temporale in tutte le sue forme. Dall’Armenia del III secolo, primo stato cristiano del mondo, si susseguono guerre su guerre«nel nome di Cristo». I figli di Costantino ed i loro successori guidano interminabili conflitti armati tra i pii cristiani – ecco qui i racconti cristiani dell’orrore – su cui i nostri manuali di storia sorvolano volentieri, per magnificare i trionfi della pax christiana. Lo snodo fatale è il Concilio di Nicea, con la dogmatizzazione del Credo costantiniano; l’anno del destino il 325. Da un lato massacri e conversioni forzate, dall’altro sinodi e diatribe teologiche che li alimentano senza tregua, culminando nelle figure dei «dottori della chiesa» Attanasio, Ambrogio e Agostino. Alla vita, al pensiero e all’azione di questi tre sommi «maestri» della cattolicità (santi per antonomasia) Deschner dedica giustamente i tre capitoli conclusivi di questa prima tappa della Storia. Che si chiude con la morte del sant’Agostino (430), autorevole maestro della legittimazione teorico-teologica della «guerra giusta» e «santa» dei veri cristiani, fondatore (e ispiratore tre secoli prima di quello maomettano) del militarismo religioso. Resta così consacrato per l’avvenire il cinico ribaltamento del pacifismo gesuano nel più spaventoso grido di guerra che abbia percorso la storia delle religioni.
E allora? Che c’è di nuovo? Non è risaputo tutto ciò? Beniamino Placido, recensendo con spirito salomonico questa Storia su Repubblica (12 novembre 2000, p.42), sotto il titolo «Cristianesimo quanto sei crudele», consiglia di cominciarne la lettura dall’ultimo capitolo su Agostino, rammentando quindi un pensiero di Gaetano Salvemini, sintetizzato nel suo scherzoso «sapevamcelo». Ebbene sì, lo sapevamo noi laici queste terribili verità, ma è assai dubbio che le sappiano le masse, specie dei fedeli, i quali non le hanno apprese neppure in occasione dei massmediali «mea culpa» inscenati dal papa per l’autocelebrazione giubilare. E quindi no, non lo sapevamo! Non in queste paurose dimensioni. Non sulla base di documentazioni così puntuali e rigorose.
Per saperlo davvero, bisognerebbe aver letto almeno la prima ricerca fondamentale di Deschner (1962) –»Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa»– la prima sua opera uscita in italiano nel 1998 dall’editore Massari, a cura di Costante Mulas (recensita su L’Ateo 1/1999 p.12), seguita nel 2000 da «La croce della Chiesa», ancora da Massari.