Recensioni
Quirino Principe sul“Domenicale” de “Il Sole 24 Ore” dell’8 Marzo 2009
Tutti in piedi per gli oratori
Negli anni della nostra infanzia era ancora possibile incontrare qualche insegnante che non fosse musicalmente vergine. Fu uno di costoro che, in un’aula di seconda elementare, ci narrò l’aneddoto secondo cui Giorgio II di Gran Bretagna e Irlanda eccetera, ascoltando il Messiah di Händel, si sarebbe alzato in piedi di scatto, colpito dall’irresistibile coro «Hallelujah! For the Lord GodOmnipotentreigneth» che chiude la seconda parte dell’oratorio. Ed ecco la parte divertente dell’episodio: non soltanto tutti i presenti in sala imitarono il re, ma nei secoli successivi e ancora oggi (l’oggi di quando eravamo in seconda B…) ogni inglese, dovunque egli si trovi, si alza in piedi ascoltando in pubblico quel passo del Messiah.
L’aneddoto ci pare credibile: nella storia delle civiltà umane abbondano i capi di Stato i quali, quanto meno capiscono le arti, tanto più amano atteggiarsi a spiriti elevati e intellettualmente sensibili, e in ogni caso i potenti di questa terra prediligono i gesti istrionici a costo zero. Coltiviamo, invece, forti dubbi sul persistere in ambito antropologico “british” del riflesso pavloviano per cui il corpo assume una posizione eretta a ogni minimo sentore di «Hallelujah».
Abbiamo fondate ragioni di temere che, a Liverpool come a Kingston o nelle basi antartiche di Sua Maestà, molto difficilmente un nostromo o un addetto alle comunicazioni potrebbe modellare la propria spina dorsale secondo una perfetta verticale ai primi accordi di quel coro senza che almeno qualcuno cominci a sghignazzare. «O tempora, o mores!».
Ma strani tempi e incredibili costumi sono quelli in cui viviamo, se oggi, e per giunta in questo nostro devastato Paese, possono esistere un editore poliglotta dall’indomito coraggio (quello stesso che, con meraviglioso sprezzo del pericolo, pubblica in edizione italiana la KriminalgeschichtedesChristentums di KarlheinzDeschner) e un pugno di suoi entusiasti collaboratori dalle mani d’oro, e se dal loro lavoro è uscito un libro che per la prima volta offre tutti insieme ai lettori italiani, e con testi originali a fronte di belle e precise traduzioni italiane, la poesia dei 26 oratori händeliani, dei grandiosi e profondi “anthems”, del Dettinger Te Deum, dell’Ode for the Birthday of Queen Anne, dello Jubilate di Utrecht, del Praise of Harmony. Persino l’odiosa e ripugnante storia dei re e degli altri potenti laici ed ecclesiastici si purifica delle sue brutture, rivissuta attraverso la musica di Händel. Potete anche rimanere seduti, cari amici, leggendo Samson, l’Alexander Balus, oppure L’allegro, il Penserosoed il Moderato, e naturalmente il Messiah… ma godetevi queste merviglie, meglio ancora se affiancate l’ascolto da un buon cd. Ve ne sono a iosa.